Pensieri e parole

Immagine da web

Pensieri e parole

Non dette

Si rincorrono

Sul sentiero.

Un uomo

Come corda tesa

Tra lo spazio

Nebuloso

Di una distanza

Irraggiungibile

S’innalza

Tra terra e cielo

Vestita di luna e stelle

Una donna

Ermeticamente se ne sta

Al confine

Immaginario

Tra luce ed ombra.

La casa sul mare

Immagine dal web

Ricordi l’isola segreta

A cui approdavamo a nuoto

Nelle estati d’infanzia

Una scoperta sorprendente

Ci lasciava estasiate

Toccare terraferma in punta di piedi

Cocci di vetro

Scambiate per acqua marina

Principesse bambine

Con il bottino prezioso

Sorridono

Ricordi

La nostra casa sul mare

Un soffitto di stelle

Sorretto

Da specchi d’acqua

Volteggiano nell’aria

dorate

Battiti d’ali.

Il cielo promette pioggia

(Immagine da web)

Il cielo promette pioggia

Ricoperto di nuvole

Non vedo le stelle

Spiragli di luce

Cresce in me un senso di solitudine

Di tristezza

Avrei bisogno dell’ abbraccio di un amico

Di parole confortevoli

Di un caffè e di sorrisi

Di sguardi sinceri

dirci che è stato solo un brutto sogno

E che presto tutto questo finirà.

Se saprai starmi vicino, Pablo Neruda

Se saprai starmi vicino
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l’un l’altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo
e il tuo corpo canterà con il mio
perchè insieme è gioia…

Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.

La pioggia nel pineto, Gabriele D’annunzio

 

 

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Taci.

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Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

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Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell’aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d’arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

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Ascolta, ascolta. L’accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall’umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s’allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s’ode voce del mare.
Or s’ode su tutta la fronda
crosciare
l’argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell’aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell’ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

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Piove su le tue ciglia nere
sìche par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l’erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c’intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione.

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(Foto scattate nella Pineta Dannunziana, riserva naturale nella parte meridionale della città di Pescara)